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20/mag/2019

La storia dell‘edificio della Casa Ceca a Milano

L’edificio che ospita oggi il Consolato Generale della Repubblica Ceca, Centro Ceco di Milano e CzechTrade e CzechTourism sorge su un terreno un tempo occupato da un villino di proprietà della famiglia Olivetti. Questa “villa di civile abitazione” fu edificata tra il 1920 e il 1922 su progetto dell’ing. Eugenio Crespi, attivo progettista di edifici residenziali già nell'anteguerra. Negli anni ’70 l’immobile fu venduto alla Spa FINCOM, Società per Azioni con sede a Praga. Dalla Richiesta di licenza edilizia e dalle tavole allegate si evince che il nuovo edificio è destinato a Ufficio commerciale della Repubblica Socialista Cecoslovacca.

 

 

 

Il progetto dell'edificio, dal 1971 al 1976, fu creato dall'architetto ceco Zdeněk Kuna. Il direttore dei lavori inizialmente designato fu l’ing. Fabio Fratta (poi dal 12 aprile 1972 sostituito dall’ing. Alberto Valenti, dello studio Falcetti-Valenti) per l’impresa esecutrice dei lavori FEAL (via Verro 90).

La società FEAL (Fonderie Elettriche, Alluminio e Leghe) era un’importante impresa di Milano che aveva sperimentato i processi di prefabbricazione leggera presentando un prototipo di Casa Verticale industrializzata esposto alla Triennale del 1954 (tra i progettisti risulta l’ing. Fratta  con l’ing. Giovanni Varlonga proprietario della FEAL). E' interessante segnalare che la tipologia edilizia utilizzata per l’attuale edificio della Casa Ceca è la stessa messa a punto da FEAL con l’arch. Marco Zanuso per le Case Feal in via Laveno 6 e qui riproposta per le pareti perimetrali.

Il sistema di costruzione è a strutture verticali in ferro protetto e strutture orizzontali in c.c.a. (cemento armato), mentre le pareti perimetrali sono in lastre di marmo Trachite vetusta in elementi modulari FEAL . Il rivestimento degli ingombri tecnici sulla copertura piana è in elementi Duranodic Feal colore bronzo. I serramenti sono a bilico verticale ad ante scorrevoli e a wasistas in alluminio anodizzato bronzo con i vetri in cristalli atermici fumé per i serramenti dell’atrio.

 

 

Nonostante Milano sia stata la culla della sperimentazione dell’architettura moderna e a partire dal dopoguerra la prefabbricazione leggera e pesante fosse in pieno sviluppo, un edificio così “moderno” nel paesaggio urbano di una strada convenzionale come via Morgagni, creò un vero e proprio scompiglio: all’avvio del cantiere il vicinato si allarmò e con consulenze legali sollecitò controlli da parte delle autorità competenti per sapere chi avesse permesso osare tanto! (Le resistenze che creano gli edifici che presentano caratteri innovativi nel paesaggio urbano è tema sempre attuale e ha interessato, tra i vari casi che si potrebbero citare, anche la Ca’ Bruta di Giovanni Muzio di via Turati negli anni 20 del Novecento).

In fondo se si contestualizza l’edificio sia temporalmente che fisicamente, nell’ambiente in cui è inserito, si può comprendere lo stupore suscitato… famiglie della media-alta borghesia milanese abituate ad un anonimo villino in stile che vedono “rovinare” il loro tranquillo paesaggio urbano da tanta modernità!! E per di più da un edificio destinato ad uffici che non cerca di “mascherarsi”, come spesso avviene per poco coraggio, in un edificio residenziale ma esibisce anche esteticamente la propria destinazione funzionale. Alla fine tutto rientrò, i permessi c’erano e le autorizzazioni comunali pure; l’edificio fu terminato e lentamente “accettato” dal quartiere e oggi pienamente integrato nel paesaggio urbano di via Morgagni.

 

A cura di Arch. Agnese Maffioli

 

 

Luogo di svolgimento:

Via G.B. Morgagni 20
20129 Milano
Italia

Data

20/mag/2019

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