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Conversazione in Libreria

Francesco Leoncini (Università Ca' Foscari di Venezia), curatore dei volumi e Alessandro Vitale (Dpt. Studi Internazionali dell'Università degli Studi di Milano) presentano due libri: Alexander Dubček e Jan Palach, Protagonisti della storia europea,Rubbettino – pp.409 e L'Europa del disincanto Dal '68 praghese alla crisi del neoliberismo Rubbettino pp. 207. Libreria Popolare di via Tadino Soc. Coop.S.r.l.- Via A.Tadino,18 - 20124 Milano, venerdì 17 maggio, ore 18.30

Alexander Dubček e Jan Palach non sono espressione di un Paese e di un sistema di governo ormai scomparsi, ma protagonisti di una stagione che pone innumerevoli interrogativi alla coscienza e alla storiografia europee. Quest'opera collettanea, frutto di un impegno di alcuni anni, si presenta come un contributo fortemente innovativo sulla Primavera cecoslovacca, per organicità d'impostazione e per ricchezza di documentazione. Il volume può vantare saggi di carattere filosofico, sociologico e storico-culturale e dà conto non solo degli otto mesi in cui quell'esperimento politico si manifestò e di tutto il dibattito e il travaglio precedenti, ma prende anche in considerazione il periodo immediatamente successivo all'invasione quando si  evidenzia il distacco sempre maggiore tra società civile e dirigenza politica. È in questo contesto che matura il rogo di Jan Palach rivolto innanzitutto contro la gestione della crisi da parte di Dubcek, ritenuta rinunciataria e arrendevole alle richieste sovietiche, e diretto a scuotere le coscienze dei propri concittadini. Non manca la valutazione del quadro internazionale di allora e in particolare delle posizioni del Partito comunista italiano. Una serie di interviste offre un panorama di autorevoli opinioni riguardo agli eventi del '68 e agli sviluppi successivi fino alla caduta del muro di Berlino. L'originalità dei contributi presenti in questo volume sta nel cercare, attraverso l'esame di alcuni casi specifici, le motivazioni profonde e le origini di quel processo di progressiva decostruzione ideale e sociale che portò alla fine del blocco sovietico e della Jugoslavia. Nello stesso tempo vengono in considerazione gli enormi problemi (tensioni nazionaliste e disgregazione stessa degli Stati, abbattimento del welfare), che si sono successivamente aperti, tali da suscitare per certi versi un "crudele rimpianto" del passato, non solo ad Est. Il fallimento del sistema neoliberista ha messo a nudo tutte le contraddizioni che nel corso di questi anni si sono accumulate nelle società europee, aggredite da corruzione e gestione arbitraria e verticista dell'economia, mentre la dittatura comunista cinese ha finito per rappresentare il modello di organizzazione del lavoro. Ciò ha provocato spinte populiste di estrema destra ma anche un forte risveglio di quello "Zivilcourage" che a suo tempo portò alla vasta mobilitazione di massa contro i governi dei Paesi del "socialismo reale". Questa Europa, specialmente nella sua componente giovanile, ormai non crede più nelle attuali classi dirigenti, che hanno ridotto la democrazia a una mera formalità, a un flatus vocis, e dal disincanto sta rapidamente passando alla rabbia e all'indignazione.

 

Francesco Leoncini (Venezia, 1946) è impegnato fin dagli anni '70 per un'interpretazione innovativa della storia contemporanea
dell'Europa centrale e orientale: dalle questioni delle minoranze nazionali e della geopolitica ai movimenti di opposizione nell'ex blocco sovietico, alla figura e all'opera di Tomáś Garrigue Masaryk, il maggiore esponente democratico dell'area.
È stato attento osservatore dei processi di transizione avvenuti dopo l'89, rilevandone limiti e involuzioni. Si è inoltre occupato,unico tra gli studiosi italiani, di Jan Hus e dell'hussitismo. È membro onorario della Masarykova Společnost (Società Masaryk) di Praga e fa parte del Consiglio di amministrazione della Societé Européenne de Culture.