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COMUNICATI STAMPA

"Un tempo pieno di attese" di Jan Lukas a Trieste

Profughi dei paesi dell’Est europeo, stanchi di vivere sotto un regime dispotico e in cerca di un futuro migliore, liberi di realizzarsi secondo le proprie aspettative e i propri desideri. Sono esuli da regimi a loro ostili, che aspettano ansiosamente un lasciapassare per il mondo libero, in un ex campo di concentramento. Il Centro della Repubblica Ceca in collaborazione con il Museo della Risiera di San Sabba dedica a questi rifugiati un’intera mostra fotografica del fotografo e intellettuale ceco Jan Lukas, che soggiornò per alcune settimane del 1965 nel campo profughi di Risiera di San Saba e successivamente in altri centri di raccolta come quello di Capua e Latina. Le foto di Lukas rappresentano l’unico documento a noi disponibile e ancora sconosciuto in Italia di questo campo alle porte di Trieste, e offrono una sincera panoramica non solo della vita del campo, ma anche uno spaccato della quotidianità dei profughi venuti a stretto contatto con l’ambiente italiano del dopoguerra. L'inaugurazione avrà luogo al Civico Museo della Risiera di San Sabba - Monumento Nazionale a Trieste, in via Palatucci 5, Giovedì 12 Luglio alle ore 18:00. La mostra resterà allestita sempre nel Civico Museo della Risiera di San Sabba dal 13 Luglio al 14 Novembre e per l'occasione verrà pubblicato un catalogo con le foto della mostra.

La luce nell’ombra di Jan Lukas

Jan Lukas fotografa nei decenni piu drammatici del Novecento: vive l’inizio della seconda guerra mondiale e l’occupazione della Cecoslovacchia, immortala la liberazione di Praga e gli anni Cinquanta, quando i suoi libri vengono mandati al macero dalla censura ceca. Anche se all’inizio degli anni Sessanta riesce a viaggiare in Italia e negli Stati Uniti, decide di lasciare definitivamente la Cecoslovacchia con tutta la famiglia trasferendosi in America. Il  Diario italiano, venuto alla luce nel 1965, nei mesi di attesa per la partenza verso gli Stati Uniti, e un intermezzo fra il periodo praghese e il successivo americano. Con la famiglia l’autore soggiorna nei campi profughi italiani dal 21 agosto 1965 al 16 giugno 1966. La Risiera di San Sabba e il primo campo per i profughi arrivati dal vicino Est. Seguono gli altri, Latina e Capua, come a dover ripercorrere ancora una volta la storia della seconda guerra mondiale o, almeno nel caso del fotografo ceco, rivivere in un altro modo le sue conseguenze. Jan Lukas non e un fotogiornalista e le sue immagini non possono essere considerate semplicemente una fotocronaca. Lukas, che all’epoca aveva cinquant’anni, non smette mai di fotografare, anche nelle situazioni piu critiche.
Inquadra con l’obiettivo della macchina fotografica un mondo – l’Italia degli anni Sessanta – in cui egli non appare mai, ma nel quale raffigura la moglie e le due figlie. Nelle sue mani la fotocamera e uno strumento utilizzato con tanta naturalezza da far sembrare quasi scontato che egli la adoperi in ogni circostanza. E, d’altra parte, nessuno contesta al profugo Jan Lukas, arrivato da poche ore in Italia, che inquadri le forze dell’ordine o riprenda i suoi familiari all’interno della stazione di polizia.
Nascono cosi, sin dal primo momento, immagini di grande intensita visiva che distinguono i suoi scatti dalla semplice registrazione della realta. Alcune fotografie del Diario italiano non hanno bisogno di essere viste nel contesto dell’intera opera dell’autore: il loro impatto visivo e tale che rimangono registrate nella nostra mente per la composizione, per la profondita dello spazio e per la fondamentale considerazione dell’importanza della luce. Jan Lukas non mostra solo i fatti della storia; la sua lettura estetica presenta immagini di donne e di uomini in balia dei propri sentimenti, in un’epoca che li costringe a fare delle scelte drammatiche come quella di lasciare il proprio paese. Nello stesso tempo si avvertono i primi segnali di un cambiamento: la prospettiva storica, di cui Lukas e sempre pienamente consapevole, lascia spazio all’aspetto estetico. Alcune sue fotografie acquisiscono una forma visiva universale, come se il peso della storia avesse perso la sua importanza primaria. In tal senso, le immagini del periodo italiano di Lukas anticipano quelle successive degli anni vissuti in America: la purezza estetica diventa dominante. Trieste e un luogo dove la storia si intreccia piu volte. E una citta dove si sono incontrate nei secoli diverse culture che caratterizzano la sua inconfondibile identita. Solo fino a due decenni fa, qui sono stati accolti migliaia di profughi provenienti dall’Est e, ancora adesso, Trieste e un varco per il mondo occidentale. Oggi, in questo stesso luogo, e accolta l’eredita di uno di loro: Jan Lukas, fotografo. Le sue pagine fotografiche ritrovano la Risiera, pur se il contesto e profondamente cambiato, e si inseriscononella storia di una citta che, per secoli, e stata per il popolo ceco l’accesso piu vicino al mare e, per decenni, l’ingresso a un mondo diverso da quello totalitario da cui fuggire. Il Centro Ceco, nato in Italia pochi anni fa, promuove la collaborazione fra Italia e Repubblica Ceca senza il peso delle ideologie del passato. In veste di suo direttore colgo l’occasione per ringraziare l’Italia, le sue Istituzioni e i singoli cittadini per l’aiuto offerto ai profughi cechi, che qui hanno trovato accoglienza e sostegno; ringrazio inoltre il Comune di Trieste e il Museo della Risiera di San Sabba per aver permesso di realizzare questa mostra e questo catalogo. L’attuale interesse per le fotografie di Jan Lukas testimonia quanto la consapevolezza etica nell’opera di un uomo non perda il suo significato storico anche dopo decenni e come le immagini, per molto tempo sconosciute, diventino una parte della storia comune a tutti e due i Paesi, Italia e Repubblica Ceca.

Václav Šedý